Venerdì 25 settembre il Brasile ha fatto una scelta che nessun grande mercato del gioco aveva mai fatto: ha vietato le scommesse sportive e i casinò online, appena tre anni dopo averli regolamentati.
Il presidente Luiz Inácio Lula da Silva ha firmato una misura provvisoria, presentata a San Paolo dal ministro delle Finanze Dario Durigan, che mette fuori legge la gestione, l’offerta, l’intermediazione e la pubblicità delle “bets”, come in Brasile chiamano i siti di gioco. Il blocco scatta il 6 ottobre, due giorni dopo il primo turno delle elezioni presidenziali in cui Lula si gioca il quarto mandato contro Flavio Bolsonaro. Una coincidenza che in Brasile nessuno considera tale.
Cosa prevede il divieto
Dal 6 ottobre gli app store dovranno rimuovere le applicazioni di scommesse e il governo oscurerà i siti. Saranno vietati i pagamenti verso il gioco e verranno bloccati i conti bancari usati per scommettere. Stop anche alle sponsorizzazioni, comprese quelle che oggi tengono in piedi buona parte del calcio brasiliano. Per far rispettare le regole nasce una task force tra più ministeri.
Chi ha vinto prima della chiusura verrà pagato, e le giocate che non si potranno concludere in tempo saranno rimborsate. In parallelo il governo ha presentato un disegno di legge per introdurre nuovi reati legati al gioco illegale.
C’è però un dettaglio che cambia molto. In Brasile una misura provvisoria vale subito, ma è temporanea: il Congresso ha al massimo 120 giorni per trasformarla in legge. Se non lo fa, decade. Il divieto quindi è operativo, ma non ancora definitivo, e molto dipenderà da chi vincerà le elezioni.

Perché si è arrivati a questo punto
La risposta sta nei numeri. Nel 2024 la Banca Centrale brasiliana ha misurato per la prima volta quanto denaro finiva ai siti di scommesse attraverso Pix, il sistema di pagamento istantaneo più usato nel Paese. Il risultato ha sorpreso anche il governo: tra 18 e 21 miliardi di reais al mese, diventati 30 miliardi mensili nei primi tre mesi del 2025.
Il dato che ha fatto più rumore riguarda le famiglie povere. Ad agosto 2024 circa 24 milioni di persone avevano pagato almeno una volta un sito di scommesse, e 5 milioni di loro ricevevano il Bolsa Família, il sussidio pubblico per chi ha redditi bassi. Insieme avevano inviato 3 miliardi di reais, con una spesa tipica di 100 reais al mese: circa il 15% dell’assegno.

Nel frattempo i debiti delle famiglie sono saliti a livelli mai visti. A marzo 2026 l’80,4% delle famiglie brasiliane risultava indebitato, il dato più alto da quando la Confederazione nazionale del commercio ha iniziato a misurarlo, nel 2010. Secondo uno studio dell’istituto Ibevar e della FIA Business School, le scommesse sono oggi il fattore più legato a questo indebitamento, più dei tassi d’interesse.
Il governo aveva provato prima con misure intermedie: nel 2025 aveva escluso dal gioco chi riceve il Bolsa Família, e a luglio 2026 aveva annunciato avvertenze sulle pubblicità simili a quelle dei pacchetti di sigarette. Secondo il ministro Durigan non sono bastate. Lula ha scelto parole durissime, paragonando il gioco online a un tumore da asportare.
Non tutti sono d’accordo
Le squadre di calcio sono le prime a protestare: dipendono in larga parte dagli sponsor del gioco e parlano di rischio per l’intero campionato. Uno dei club ha fatto notare che non si può chiedere alle aziende di investire seguendo delle regole e poi cambiarle da un giorno all’altro.
Anche alcuni analisti contestano la lettura del governo. Secondo loro il vero motore dei debiti è il costo del credito, con il tasso di riferimento al 14,75% e interessi sulle carte revolving intorno al 430% annuo. E avvertono che chiudere il mercato legale non cancella la voglia di giocare: la sposta verso siti illegali, dove non esistono limiti di deposito, blocchi per chi riceve sussidi o strumenti di autoesclusione.
E in Italia?
Il paragone viene spontaneo, ma i due mercati sono molto diversi. Il Brasile ha regolato il gioco online solo nel 2023, e nei mesi successivi il settore è esploso, accompagnato da una pubblicità martellante su strade, maglie da calcio e social.
In Italia il gioco online è regolato da molti anni ed è gestito da operatori con concessione ADM. Dal 2018 il Decreto Dignità vieta la pubblicità del gioco con vincite in denaro, cioè proprio uno dei fattori che in Brasile hanno spinto la crescita. Chi apre un conto di gioco deve impostare dei limiti di deposito, e chi vuole fermarsi può chiedere l’autoesclusione valida su tutti i siti autorizzati.
Il caso brasiliano insegna comunque una cosa che vale anche da noi: gli strumenti di tutela funzionano solo se chi gioca li conosce e sa usarli. Un limite di deposito che nessuno imposta o un’autoesclusione di cui nessuno ha sentito parlare non proteggono nessuno.
Cosa succede adesso
Le prossime date da seguire sono tre: il primo turno delle elezioni il 4 ottobre, l’entrata in vigore del blocco il 6 ottobre e il voto del Congresso entro 120 giorni. Aggiorneremo questo articolo man mano che arriveranno novità.
Fonti
- ANSA, 26 settembre 2026: https://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/2026/09/26/lula-vieta-le-scommesse-sportive-online-il-divieto-parte-il-6-ottobre_63f59af8-856e-4542-a55f-7a6fd6190b04.html
- iGaming Business: https://igamingbusiness.com/legal-compliance/regulation/president-lula-bans-betting-companies-brazil/
- CNN Brasil, dati Banca Centrale: https://www.cnnbrasil.com.br/economia/macroeconomia/beneficiarios-do-bolsa-familia-gastaram-r-3-bi-com-bets-em-agosto-diz-bc/
- Gazeta do Povo, studio Ibevar/FIA: https://www.gazetadopovo.com.br/economia/bets-apostas-online-endividamento/
- BNLData: https://bnldata.com.br/as-bets-sao-o-vilao-do-endividamento-brasileiro-os-dados-dizem-que-nao/
